Il tema del Safeguarding — la tutela dei soggetti vulnerabili, in particolare i minori, all'interno delle organizzazioni sportive — non è più un'opzione. È un obbligo di legge, previsto per tutte le associazioni sportive dilettantistiche affiliate a una Federazione Sportiva Nazionale, a una Disciplina Sportiva Associata o a un Ente di Promozione Sportiva. Ma soprattutto è una responsabilità etica che ogni sodalizio dovrebbe abbracciare come parte integrante della propria identità.

1. Cos'è il Safeguarding e perché è obbligatorio

Con Safeguarding si intende l'insieme delle politiche, delle procedure e delle azioni finalizzate a proteggere i tesserati minorenni — e in generale tutti i soggetti in condizione di vulnerabilità — da abusi, molestie, discriminazioni, violenza fisica, psicologica o sessuale, negligenza e ogni forma di comportamento inappropriato all'interno del contesto sportivo.

Il Safeguarding non riguarda soltanto la gestione degli episodi critici, ma soprattutto la loro prevenzione: un ambiente sportivo consapevole, formato e strutturato è un ambiente in cui gli abusi diventano molto meno probabili e, se dovessero verificarsi, vengono immediatamente riconosciuti e trattati.

Attenzione

Le associazioni sportive che non hanno adottato le politiche di Safeguarding rischiano la sospensione dell'affiliazione, sanzioni disciplinari e — in caso di eventi gravi — responsabilità civile e penale a carico degli amministratori.

2. Il quadro normativo di riferimento

Il riferimento principale è il D.lgs. 39/2021, che ha introdotto nel nostro ordinamento le linee guida per la tutela dei minori nel contesto sportivo. Il decreto è stato integrato da Linee Guida CONI operative, aggiornate periodicamente, che dettano nel concreto quali documenti, ruoli e procedure devono essere adottati.

A questi si aggiungono i regolamenti specifici delle singole Federazioni Sportive Nazionali, ognuna delle quali ha declinato l'obbligo alla propria disciplina, e le Convenzioni internazionali di cui l'Italia è firmataria (Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, Convenzione di Lanzarote).

3. Il Responsabile della tutela dei minori (Safeguarding Focal Point)

Ogni associazione affiliata deve individuare al proprio interno un Responsabile per la tutela dei minori, spesso chiamato Safeguarding Officer o Focal Point. Si tratta di una figura chiave: è la persona di riferimento per le segnalazioni, dialoga con la dirigenza, coordina la formazione e cura l'aggiornamento delle procedure.

Requisiti fondamentali del Responsabile Safeguarding:

  • Deve aver completato un percorso formativo specifico riconosciuto dalla Federazione di appartenenza o dal CONI;
  • Non deve trovarsi in condizioni di incompatibilità (precedenti penali specifici, conflitti di interesse);
  • Deve essere facilmente contattabile da tesserati, genitori e collaboratori;
  • Deve godere di autonomia operativa rispetto alla dirigenza tecnica.
"Il Responsabile Safeguarding non è un ruolo formale: è la persona che, quando qualcosa non va, dà voce a chi non riuscirebbe a farlo da solo."

4. Il Codice di Condotta

Il Codice di Condotta è il documento che formalizza i comportamenti attesi da tutti i soggetti operanti nell'associazione: dirigenti, allenatori, staff tecnico, medici, fisioterapisti, volontari, atleti e — dove opportuno — anche genitori. Non è un elenco astratto di principi: deve tradurre in regole concrete come ci si comporta negli spogliatoi, nei trasferimenti, nei rapporti individuali con i minori, sui social media, nei contatti fisici legati alla pratica sportiva.

Un Codice ben scritto affronta almeno queste aree:

  • Rapporti allenatore-atleta e limiti alla comunicazione privata;
  • Regole per la gestione di spogliatoi, docce, camere in trasferta;
  • Utilizzo di foto e video (consenso dei genitori, canali autorizzati);
  • Comportamenti vietati e conseguenze disciplinari;
  • Procedura di segnalazione e garanzie per chi segnala.

5. Il sistema di segnalazioni

Un sistema Safeguarding efficace ha bisogno di un canale di segnalazione chiaro, riservato e accessibile. Non è sufficiente indicare un'email generica: le persone devono sapere chi riceve la segnalazione, come viene trattata e cosa accade dopo.

Le caratteristiche di un buon sistema di segnalazione sono:

  • Riservatezza: solo il Responsabile e le persone autorizzate accedono alle segnalazioni;
  • Tutela del segnalante: no ritorsioni, no diffusione dell'identità;
  • Tracciabilità: ogni segnalazione viene registrata con data, contenuto e azioni intraprese;
  • Tempestività: risposta iniziale entro pochi giorni lavorativi;
  • Escalation: procedure chiare per coinvolgere Federazione e autorità competenti nei casi che lo richiedono.

Molte associazioni scelgono oggi di adottare una piattaforma digitale dedicata, spesso condivisa con il modello di Whistleblowing previsto dal D.lgs. 24/2023, per garantire riservatezza e tracciabilità.

6. Formazione e sensibilizzazione

Nessuna procedura funziona se le persone non la conoscono. La formazione è la parte più sottovalutata dei sistemi Safeguarding e, allo stesso tempo, la più determinante. Va prevista:

  • Un modulo base obbligatorio per tutti i tesserati adulti che operano con minori;
  • Un percorso avanzato per dirigenti, allenatori e Responsabile Safeguarding;
  • Interventi di sensibilizzazione rivolti ai genitori e, con linguaggio adeguato, ai giovani atleti;
  • Un aggiornamento periodico — indicativamente ogni 24 mesi — per mantenere alta l'attenzione.

7. Passi pratici per l'implementazione

Se la tua associazione non ha ancora avviato un percorso Safeguarding strutturato, questi sono i passi da compiere in ordine di priorità:

  1. Analisi iniziale: mappa le attività, i contesti di rischio e le figure coinvolte;
  2. Nomina del Responsabile Safeguarding e avvio della sua formazione;
  3. Redazione del Codice di Condotta personalizzato sulla realtà del sodalizio;
  4. Attivazione del sistema di segnalazione con procedure scritte;
  5. Formazione a cascata: dirigenza, allenatori, staff, volontari;
  6. Comunicazione interna ed esterna: sito web, bacheche, materiali informativi;
  7. Verifica annuale e aggiornamento delle procedure.

Costruire un sistema Safeguarding non significa aggiungere un altro adempimento all'elenco: significa dare identità e valore a un'associazione che mette la persona — sempre — al centro del proprio progetto sportivo. È una scelta che, oltre a essere obbligatoria, rende il sodalizio più credibile agli occhi delle famiglie, delle istituzioni e delle federazioni.

Lina Trenti

Lina Trenti

Safeguarding Focal Point CONI e consulente per associazioni sportive. Supporto le ASD nell'implementazione di sistemi di tutela dei minori conformi e realmente efficaci.

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